Busto raffigurante Clizia

Tra Apollo e Clizia è amore a prima vista, ma il dio del Sole, da quel seduttore impenitente che è, si invaghisce ben presto di Leucotoe, figlia del re babilonese Orcamo e, con un sotterfugio, le si avvicina e la seduce. A Clizia la cosa non sfugge, ingelosita e offesa si reca allora da Orcamo e gli riferisce tutto. Il re dal canto suo non la prende alla leggera: colto da insano furore ordina di seppellire viva la figlia in una profonda buca. Apollo, che oltre ad essere un donnaiolo è anche un gran romanticone, in ricordo dell’amata ormai perduta cosparge la tomba di nettare profumato: dalla terra nascerà così l’incenso. Clizia, ormai in preda alla disperazione, trascorre il resto dei suoi giorni a seguire con lo sguardo il percorso del carro dell’amato Apollo, finchè, consunta dal dolore, si trasforma in un fiore che ha la caratteristica di volgersi sempre verso il sole.

 

Girasole e trulli

Fin qui il racconto di Ovidio (Metamorfosi, IV, 190-270) che non specifica però di che fiore si tratti; si limita infatti a descriverlo come di colore viola, tanto da venire identificato ora con l’eliotropo (Heliotropium europaem L.), ora con la calendula (Calendula arvensis L.). E’ appena il caso di dire che a quell’epoca le Americhe non erano state ancora scoperte e solo all’inizio del XVI secolo furono portati in Europa riproduzioni in oro del fiore e semi di girasole (Helianthus annuus L.); saranno i pittori barocchi, a partire dal XVII secolo, a identificare il fiore di Ovidio con il girasole, che per questo motivo ha assunto il significato di incondizionata devozione.

La pianta invece era ben nota e coltivata nelle Americhe fin dal 1000 a.c. e gli Incas consideravano il girasole immagine del loro dio Sole.

 

Manco Capac

Narra una loro leggenda che, al tempo in cui gli uomini ancora non sapevano nè coltivare né cacciare e si nutrivano solo dei nemici uccisi in battaglia, il dio Sole pensò, per portare agli uomini la civiltà, di inviare sulla terra due dei suoi figli: Manco Capac e la sua sorella-sposa, Mama Oello Huaco. I due intrapresero il viaggio verso la terra portando con loro l’immagine del padre, rappresentata in un fiore (il girasole appunto) e un cuneo d’oro. Non avendo idea di dove stabilirsi affidarono la scelta della loro nuova dimora al cuneo d’oro,  al quale venivano attribuiti poteri magici. Trovarono il posto ideale al centro di una fertile vallata in Perù, dove il cuneo si era piantato nella terra senza sforzo: questa località, chiamata successivamente Cuzco (“ombelico” in lingua Inca) divenne in seguito la capitale dell’Impero.

 

Sarasvati

Stando ad alcune credenze e superstizioni piantare girasoli in giardino porta alla casa gioia, felicità e abbondanza e alle donne sterili veniva consigliato di portare addosso sette semi di girasole per aumentare la fecondità. In ambito cristiano evoca la fede e la resurrezione di Cristo, mentre in Cina i suoi semi sono considerati un cibo che rende immortali. Come abbiamo visto il girasole evoca l’amore, l’adorazione dell’amante che non abbandona mai con gli occhi l’amata o l’amato; un allegoria che ricorda il dio induista Brahma che, desideroso di  non perdere mai di vista la bella Sarasvati (venerata sin dall’epoca vedica come dea della conoscenza e delle arti, ma anche della verità, del perdono, delle guarigioni e delle nascite) si vede spuntare delle teste in ogni direzione, per poterla ammirare ovunque si trovi.

Concludiamo con un’ ultima curiosità matematica: la sistemazione dei semi all’interno del disco avviene secondo la sezione aurea, ottenendo uno schema a spirali in cui il numero di spirali orarie e di quelle antiorarie sono successivi numeri di Fibonacci, di solito ci sono 34 spirali in un senso e 55 nell’altro; in girasoli molto grandi si possono trovare 89 spirali in un senso e 144 nell’altro (fonte Wikipedia).

 

Fonti

Graves R., I miti greci, Milano 1983.

Impelluso L., La natura e i suoi simboli, Milano 2003.

Morrel C., Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze, Firenze 2006.

Crediti

Busto raffigurante Clizia: Nostri Imago, licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico.

Manco Capac e Sarasvati: pubblico dominio.

Girasole e trulli e Il sole e la luna…:

FRANCESCO LACARBONARA – MMX – tutti i diritti riservati –



Licenza Creative Commons

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commenti
  1. Mattia ha detto:

    E’ forse la mostra tendenza eliotropica a fondare la metafisica, con cui tendiamo a gardare con gli occhi della ragione ciò che non ci è possibele vedere pena la cecità della mente?

  2. andjela djukic ha detto:

    stupenda questa leggenda del girasole

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