Archivio per la categoria ‘Minima Naturalia’

Ambienti, paesaggi e natura di Puglia

Terza parte

Continuiamo il nostro rapido excursus tra gli ambienti naturali pugliesi con un accenno ai boschi mesofili e xerofili presenti sul suo territorio.

Faggeta

Boschi mesofili sono localizzati soprattutto in aree collinari, o di media montagna, come il Sub Appenino Dauno e il Gargano, le cui condizioni climatiche, fresche ed umide, consentono lo sviluppo di specie quali il faggio (Fagus sylvatica L.), il cerro (Quercus cerris L.), la roverella (Quercus pubescens Willd.), l’acero campestre (Acer campestre L.), il frassino (Fraxinus ornus L.), il carpino orientale (Carpinus orientalis Mill.) e quello nero (Ostrya carpinifolia Scop.), per citarne alcune. Particolari condizioni microclimatiche hanno consentito lo sviluppo di boschi mesofili anche in aree della Murgia (come ad es. nel Bosco delle Pianelle in provincia di Taranto) e del SalentoAgrifoglio (Ilex aquifolium L.), biancospino (Crataegus monogyna Jacq.), alaterno (Rhamnus alaternus L.), fillirea (Phillyrea latifolia L.), insieme ad altre essenze, caratterizzano il sottobosco, arricchito dalla preziosa fioritura di numerose orchidee spontanee. Il raro capriolo garganico (Capreolus capreolus italicus Festa) e l’elusivo gatto selvatico (Felis silvestris Schreber) impreziosiscono il già ricco patrimonio faunistico del Parco Nazionale del Gargano, mentre sono soprattutto i piccoli passeriformi canori, balie, luì, cince, oltre che a tordi, merli, ghiandaie, ad allietare la foresta con il loro canto melodioso.

 

Murge Sud-Orientali, boschi xerofili

Per boschi xerofili si intendono associazioni vegetali che si sviluppano in zone caratterizzate da condizioni climatiche critiche, quali precipitazioni scarse e temperature estive anche elevate.
Le specie vegetali presenti in questi boschi mostrano così adattamenti atti a ridurre l’evapotraspirazione per resistere ai lunghi periodi di siccità, come la persistenza più o meno prolungata delle foglie sui rami. Ad altitudini minori troviamo il leccio (Quercus ilex L.), sempreverde, cui segue il fragno (Quercus trojana Webb), semideciduo, associato con l’aumentare di quota, alla roverella (Quercus pubescens Willd.) ed ad altre essenze caducifoglie. Tipico bosco xerofilo è quello di fragno, quercia esclusiva della nostra regione, il cui areale originario è da ritrovare sull’altra sponda dell’Adriatico (Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Albania, Grecia); ampiamente diffuso nelle Murge Sud-Orientali, individui isolati, ma di grandi dimensioni, si ritrovano però anche nel Salento (Porto Selvaggio). Le ghiande venivano utilizzate un tempo per alimentare i maiali, o, se tostate, per supplire alla mancanza del ben più raro, e costoso, caffè. Dal legno invece si ricavavano utili attrezzi agricoli o gioghi per animali ma, in virtù delle sue proprietà di robustezza e resistenza all’umidità, il fragno è stato soprattutto utilizzato per la costruzione di navi, tanto che la Serenissima Repubblica di Venezia acquistò nel 1495 interi appezzamenti di bosco per ricavarne preziosi legnami per la costruzione della sua flotta. Altre due specie di quercia, la vallonea (Quercus macrolepis Kotschy ) e la quercia da sughero (Quercus suber L.), tipicizzano con la loro presenza, piccoli lembi di bosco in provincia di Lecce e nel brindisino, anche se si nutrono dubbi circa il loro indigenato.

 

Cisto rosso (Cistus incanus L.)

Il piccolo Bosco di Tricase è quanto si conserva di un’antica foresta di quercia vallonea. L’areale di diffusione della vallonea abbraccia la Grecia, l’Albania, parte della Turchia e delle coste orientali del Mediterraneo, mentre in Italia la si ritrova solo in piccole aree del Salento. Stando allo studioso Raffaele Congedo, piante di vallonea sarebbero state introdotte da un gruppo di monaci basiliani provenienti dall’Asia Minore, tra il X e XI secolo; secondo altri studiosi invece la specie si sarebbe diffusa spontaneamente. La vallonea è una quercia dalla ampia chioma globosa e dalle tipiche ghiande, le più grandi tra le querce; le cupole legnose, ricche di tannino, venivano utilizzate in passato per la concia delle pelli o per la produzione d’inchiostro nero. Tra Tuturano e Mesagne i pochi ettari del bosco Santa Teresa e bosco Lucci sono quanto rimane di ben più estese sugherete. Anche per la quercia da sughero è incerto l’indigenato, ma il valore di questi boschi dal punto di vista fitogeografico è notevole: essi rappresentano infatti le uniche stazioni di sughere presente su tutto il versante adriatico, e anche il limite orientale di espansione della specie. Lentischi (Pistacia lentiscus L.), corbezzoli (Arbutus unedo L.), filliree, macchie di cisti (Cistus incanus L., C. monspeliensis L., C. salvifolius L.) arricchiscono con il loro inteso profumo il sottobosco xerofilo, ma è soprattutto nell’erpetofauna che ritroviamo le presenze di maggiore interesse.

 

Testuggine comune (Testudo hermanni Gmelin)

Una piacevole sorpresa può essere data dall’incontro, in un bosco delle Murge Sud-Orientali, con la testuggine comune (Testudo hermanni Gmelin), rara e per questo protetta ( è assolutamente vietata la raccolta, l’eventuale possesso va prontamente denunciato al Corpo Forestale dello Stato).
Il colubro leopardino (Zamenis situla L.), serpente di medie dimensioni (lungo fino a 100 cm) e dal caratteristico disegno a macchie (da rosse a marroni, bordate di nero), è un altro ospite abituale dei nostri boschi, insieme alla più nota vipera comune (Vipera aspis L.), al biacco (Hierophis viridiflavus Lacépède), al cervone (Elaphe quatuorlineata Lacépède), oltre che al ramarro (Lacerta viridis Laurenti) e alle lucertole campestri. Di notevole interesse biogeografico è il piccolo geco di Kotschy (Cyrtopodion kotschyi Steindachner), in quanto in Italia è presente solo sulle Murge, in alcune aree del Salento e nel materano; in Europa lo si ritrova poi nei Balcani meridionali e orientali o lungo le isole dell’Egeo e dello Ionio. Insieme al fragno rappresenta un valido esempio dello stretto legame della nostra terra con gli altri paesi del vicino Mediterraneo orientale: come un ponte proteso tra l’Adriatico e lo Ionio la Puglia testimonia infatti, con il suo ricco bagaglio di arte, storia e cultura, il suo antico legame con le terre d’oltremare. Un rapido cenno alla storia geologica della Puglia ci sarà utile per comprendere meglio l’origine di questo fenomeno, ma lo faremo nella quarta e ultima tappa del nostro viaggio alla scoperta della natura pugliese.

(Fine terza parte)


 

Crediti

Faggeta: Malene Thyssen su licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Generico

Testuggine comune: Orchi su licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported

Murge Sud-Orientali e Cisto rosso:

Francesco Lacarbonara – MMX – tutti i diritti riservati –


Licenza Creative Commons

Opera pubblicata sotto Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia License.

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Ambienti, paesaggi e natura di Puglia

Seconda parte

Nella prima parte di questo nostro breve viaggio alla scoperta del patrimonio naturalistico pugliese abbiamo visto quelle che sono le sue principali caratteristiche geografiche. Continuiamo il nostro percorso esplorando i diversi habitat naturali della Puglia per evidenziare quelli che sono i suoi più importanti aspetti biologici e paesaggistici.

Mar Mediterraneo (NASA)

La nostra regione rientra, dal punto di vista biogeografico, nella zona centrale di quello che viene definito come “bioma mediterraneo” (Whittaker, 1970): un’area geografica che si colloca intorno al 40° di latitudine nord e le cui caratteristiche climatiche risentono dell’influsso del Mar Mediterraneo. In questa vasta area si riscontrano aspetti climatici comuni quali: precipitazioni diffuse soprattutto nei mesi autunnali ed invernali, lunghi periodi di siccità caratterizzanti i mesi estivi durante i quali si possono registrare temperature massime anche superiori ai 40 °C, mentre le temperature minime di rado scendono al di sotto dei 0 °C; rare le precipitazioni nevose. In particolare i valori medi di piovosità in Puglia sono compresi tra i 450 e i 650 mm annui; valori maggiori si registrano sul Gargano, sul Subappennino Dauno e lungo il versante adriatico del Salento, con precipitazioni locali che superano gli 800 mm annui.

Un tale quadro climatico consente lo sviluppo di una ricca flora che vanta circa 20.000 specie, delle quali 7.050 sono presenti in Italia, 2.076 in Puglia e 1.400 nel solo Salento, corrispondenti ai 2/3 della flora pugliese e a 1/3 della flora italiana; di queste 150 sono piante alimurgiche, prive cioè di sostanze velenose o comunque dannose per l’organismo e pertanto commestibili.

Salvia triloba

Il paesaggio vegetale mostra aspetti molto diversi a seconda delle zone geografiche, delle condizioni microclimatiche e dell’ininterrotta opera di trasformazione apportata dalle attività antropiche. Si passa così dalle foreste di latifoglie del Gargano alla pseudo-steppa dell’Alta Murgia, dalla vegetazione psammofila e igrofila dei litorali e delle retrostanti zone umide alle distese di ulivi, molti dei quali centenari, che da un capo all’altro della Puglia rendono tipico il nostro paesaggio.

 

Tra le specie di particolare rilievo  ricordiamo, solo a titolo di esempio, il fragno (Quercus troiana) e la quercia vallonea (Quercus macrolepis) per le essenze arboree ; Campanula versicolor, Salvia triloba, Phlomis fruticosa tra le specie di origine balcanica; Inula candida, Scabiosa dallaportae e Iris pseudopumila tra le specie endemiche; Ipomea saggitata e Sarcopterium spinosum, tra le specie rare dell’intera flora italiana.

La particolare disposizione geografica, unitamente alla diversità dei biotopi, fa della Puglia un luogo ideale per la sosta di numerose specie di uccelli, sia stanziali sia migratrici.

Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus)

Il dato si fa interessante se si considera che le specie di uccelli che nidificano in Puglia sono 179 pari a circa il 72 % del totale delle specie nidificanti in Italia (fonte: Arpa Puglia, Relazione sullo stato dell’ambiente 2004). Passeggiando lungo i sentieri di una delle tante faggete della Foresta Umbra, nel Parco Nazionale del Gargano, non è raro imbattersi nel ripetitivo tamburellare del picchio, che con ben cinque specie popola questi boschi, tra cui il raro ed elusivo picchio dorsobianco (Picoides leucotos). I campi coltivati del Tavoliere, come le steppe erbose del vicino Sub Appenino Dauno e dell’Alta Murgia, ospitavano un tempo un ricca popolazione di gallina prataiola (Tetrax tetrax), piccola otarda dal caratteristico richiamo udibile anche a notevole distanza. Dotati di volo potente e veloce, se disturbati preferiscono eclissarsi a piedi o sfruttare il mimetismo. I maschi sfoggiano un vistoso collare bianco e nero e, nel periodo riproduttivo, si esibiscono in spettacolari parate e danze collettive per attirare le femmine. Le trasformazioni del territorio, il diffondersi di un’agricoltura intensiva, l’uso di fertilizzanti e antiparassitari chimici, hanno notevolmente ridotto la presenza di questo uccello, fino a portarlo quasi all’estinzione. La tutela d’importanti zone umide, come la Palude di Frattarolo, la Daunia Risi e le Saline di Margherita di Savoia, hanno permesso, di contro, un notevole ripopolamento avifaunisico; basti pensare allo spettacolo offerto dal volo di interi stormi di fenicotteri rosa, che da diversi anni nidificano nella Salina, unitamente ad avocette, cavalieri d’Italia, aironi ,anatre, folaghe, svassi e numerosi altri limicoli.

Grillaio (Falco naumanni)

Il paesaggio lunare dell’Alta Murgia offre rifugio e nutrimento a specie adattate agli ambienti aperti, come le allodole (in Puglia sono presenti tutte le cinque specie nidificanti in Italia), ma sono soprattutto i rapaci (nibbi, poiane, falchi pellegrini e lanari, bianconi e lodolai) a rendere suggestivo questo ambiente. Negli ultimi anni si è registrato un sensibile aumento della diffusione di un piccolo falco migratore simile al gheppio, il grillaio (Falco naumanni), che in primavera, proveniente per lo più dall’Africa centrale e meridionale, ha eletto i centri storici di numerosi paesi della Murgia e del Materano quali siti riproduttivi; nidifica infatti nei centri abitati, in colonie a volte anche molto numerose (nell’ordine di qualche migliaia di individui). Molto utile all’agricoltura, si nutre quasi esclusivamente di insetti (soprattutto cavallette) ed è particolarmente sensibile alle modificazioni apportate all’ambiente agricolo; la tutela di vaste aree, come l’altopiano delle Murge, ne garantirebbero la sopravvivenza, favorendone a contempo la diffusione e l’ampiamento dell’areale riproduttivo.

Il diffuso sistema di lame e gravine che, data la natura carsica del suolo pugliese, caratterizza gran parte della nostra regione, con i suoi canyon, pozzi ed inghiottitoi, offre notevoli esempi di ambiente rupicolo. Regno di importantissime specie quali: il maestoso gufo reale (Bubo bubo), l’elegante passero solitario (Monticola solitarius), il raro Capovvaccaio (Neophron percnopterus), piccolo avvoltoio migratore dalla candida livrea, le gravine dell’arco ionico solo di recente hanno avuto, nell’istituzione del Parco Regionale “Terre delle Gravine”, un valido strumento di pianificazione e di tutela del territorio.

Salina dei Monaci, Torre Colimena (Manduria)

Lungo tutto il litorale salentino, adriatico e ionico, si ritrovano importantissime zone umide, il cui valore è riconosciuto anche a livello internazionale (Convenzione di Ramsar, 1971; Direttiva Comunitaria “Habitat” 92/43): dal Mar Piccolo di Taranto alle Riserve Naturali Regionali del Litorale Tarantino Orientale,  dall’Area Marina Protetta di Porto Cesario al Parco Regionale di Porto Selvaggio, dai Laghi Alimini alle Oasi protette de Le Cesine e di Torre Guaceto, queste aree ricoprono un ruolo estremamente utile nell’equilibrio della natura agendo da regolatori idrici e climatici. Le zone umide offrono un considerevole assortimento di specie viventi che per varietà e ricchezza li rendono preziosissimi, benché siano stati, e lo sono tuttora, oggetto di bonifiche o di altre trasformazioni, tanto da deturparne, a volte irrimediabilmente, l’aspetto. Il livello di biodiversità delle zone umide, dovuta a tutte le condizioni ambientali in esse presenti, è veramente notevole: l’aria, l’acqua, il suolo, gli agenti atmosferici, creano le basi per la presenza di un mondo vegetale ricchissimo e vario, che a sua volta offre ospitalità ad una microfauna multiforme; vegetazione e microfauna costituiscono gli ulteriori gradini che permettono l’esistenza di un mondo composito di vertebrati: pesci, anfibi, rettili, mammiferi e soprattutto uccelli. Sono infatti questi ultimi gli autentici protagonisti delle zone umide: in questi ambienti essi ritrovano luoghi ideali per la nidificazione, la sosta durante le migrazioni, l’alimentazione.

 

Fratino (Charadrius alexandrinus)

Oltre a ciò essi rappresentano degli importanti indicatori della qualità dell’ambiente e del suo stato di conservazione. La giusta interazione tra ogni specie e il suo habitat è di fondamentale importanza per lo sviluppo della loro vita: così gli uccelli più specializzati avranno selezionato un ristretto ambito su cui fondare la propria esistenza: scomparso o danneggiato questo si avrà la diminuizione o la distruzione della specie stessa. Di contro gli uccelli più adattabili sapranno adeguarsi ai sopravvenuti mutamenti ambientali senza correre grossi pericoli; ecco perchè le specie a maggior rischio sono quelle che hanno maggiori esigenze in fatto di qualità ambientali (come acqua pulita e ricca di ossigeno) e la loro presenza in un determinato territorio è indice di consolidato equilibrio. Al contrario il rinvenimento di specie altamente adattabili conferma una situazione territoriale monotona, caratterizzata da un impoverimento delle diversità naturali causato dalla distruzione selettiva di alcuni habitat: più vario sarà l’ambiente, quindi, e più diversificata sarà l’avifauna.

Proseguiremo il nostro itinerario naturalistico facendo tappa tra i boschi xerofili e mesofili che, seppur a macchia di leopardo, sopravvivono ancora in particolare sull’altopiano delle Murge. Un breve cenno alla storia geologica della Puglia ci consentirà poi di cogliere il profondo legame che la unisce con l’altra sponda dell’Adriatico e dello Ionio, del quale restano importanti tracce soprattutto nella flora e nella fauna pugliese.

Anacamptis coriophora (F. Lacarbonara)

(Fine seconda parte)

 

Crediti

Cavaliere d’Italia: Alnus, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported;

Fratino: Mike Baird, licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico

Salvia triloba, Salina dei Monaci, Anacamptis coriophora:

Francesco Lacarbonara – tutti i diritti riservati –

Mar Mediterraneo e Grillaio: pubblico dominio.


Licenza Creative Commons
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia License.

Ambiente, paesaggi e natura di Puglia

 

Vallone di Cigliano

Introduzione

Siticulosa Apulia”, Puglia sitibonda: così doveva apparire la nostra regione al poeta Orazio (Venosa 65 a.c. – Roma 8 a.c.) allorquando, scendendo dai monti lucani, si apprestava ad attraversare le terre, già allora assetate, del Tavoliere o della Murgia.
E al viaggiatore moderno il paesaggio pugliese non dovrebbe mostrarsi molto diverso da allora, con i suoi quasi ventimila chilometri quadrati di territorio per lo più pianeggiante, povero di acque e di copertura boschiva, a tratti arido e desolato, immerso in un’abbacinante luce mediterranea.
L’immagine dominante della regione può suggerire al visitatore distratto l’idea di una terra povera di emergenze floro-faunistiche, ma all’occhio attento del naturalista non sfugge la ricchezza e la varietà degli ambienti pugliesi, dal notevole interesse in virtù di quei frammenti di natura che, nonostante la pressante e millenaria azione dell’uomo, sono giunti intatti fino a noi.
Spesso caratteristici, se non unici, essi portano impresso il segno di un remoto ma indissolubile legame con il mondo mediterraneo orientale, così come la storia antica di quest’angolo del Mezzogiorno denuncia l’influsso inconfondibile della civiltà magnogreca.

Inquadramento geografico

Palude di Frattarolo

Poche regioni come la nostra sono così facilmente individuabili dal punto di vista geografico.
Scrive Carmelo Colamonico: “Orientata in forma lunga e stretta da nord-ovest a sud-est, essa appare circoscritta per enorme tratto dal mare e, lungo gran parte del confine terrestre, chiaramente distinta dalla Basilicata mercè l’avvallamento del Bradano e del suo affluente Basentiello, e dal Molise ad opera del corso del Fortore”.
Praticamente assente è l’ambiente montano, se si fa eccezione dei rilievi del Sub Appenino Dauno che segna il confine naturale con il Molise e la Campania; tra di essi spicca il Monte Cornacchia che, con i suoi 1151 m s.l.m., rappresenta la vetta più alta della regione; la Fossa Bradanica, attraversata dal fiume Bradano, segna invece il confine con la Basilicata.
La monotonia del territorio pugliese, per lo più pianeggiante, è rotta dal promontorio del Gargano (M. Calvo 1056 m), dall’altopiano delle Murge (M. Caccia 679 m) e dalle Serre Salentine (199 m).

La natura carsica del territorio impedisce lo sviluppo di una rete idrica superficiale di una certa importanza in quanto la maggior parte delle precipitazioni meteoriche si perdono nel sottosuolo.
Tra i corsi d’acqua ricordiamo il Cervaro, il Carapelle e il Candelaro, a carattere torrentizio, che insieme al Fortore e l’Ofanto (il più importante fiume della regione con i suoi 134 km) attraversano il Tavoliere, la seconda pianura italiana per estensione (4000 kmq).

Protesa tra l’Adriatico e lo Ionio, spartiacque naturale tra i due mari, la Puglia può vantare, tra le regioni peninsulari italiane, il maggior sviluppo costiero: 784 km.
Le costa mostra un aspetto diversificato a seconda che si tratti di quell’adriatica o di quella ionica: dalle falesie alte e rocciose del Gargano, alle spiagge basse e sabbiose del litorale ionico-salentino; a variare sono anche le condizioni microclimatiche in base all’orientamento e alla diversa esposizione ai venti dominanti.
Tra le isole citiamo solo le più importanti: l’arcipelago delle Tremiti, a nord-ovest del Gargano, quello delle Cheradi al largo di Taranto e l’isola di S. Andrea a Gallipoli.

Mar Piccolo di Taranto - Palude La Vela

Zone umide di notevole valore naturalistico si estendono un po’ ovunque nelle immediate vicinanze della coste pugliesi: dalle saline alle foci dei fiumi, dai laghi salmastri alle paludi e stagni retrodunali. Vedremo meglio nella seconda parte quale importantissimo ruolo esse svolgono nel mantenimento dell’equilibrio naturale e quale ricchezza di biodiversità ospitano;  affronteremo  inoltre gli aspetti biologici e paesaggistici della Puglia con un cenno anche alla storia geologica della nostra regione; metteremo così in evidenza i profondi legami che ci uniscono con i paesi vicini dell’altra sponda dell’Adriatico e del Mediterraneo Orientale.

(Fine prima parte)

 

 

 

Crediti

Vallone di Cigliano, Palude di Frattarolo, Mar Piccolo di Taranto – Palude La Vela:

Francesco Lacarbonara – MMX – tutti i diritti riservati –


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