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“Bella, intelligente, ricca, con una casa fatta per viverci bene e un’indole felice, Emma Woodhouse sembrava riunire alcuni dei beni più preziosi della vita”. Proprio come la protagonista del romanzo di Jane Austen, Emma Wedgwood (la più piccola di casa) sembrava non avere da desiderare niente più di quello che già la vita le offriva. La vivacità della sua indole, combinata all’illuminata educazione e alla liberalità della sua famiglia, le avrebbero tuttavia riservato un’esistenza movimentata fin dai primi anni della sua giovinezza, ben diversa da quella dell’omonima eroina letteraria.”

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Emma Wedgwood Darwin

Inizia così il libro “Emma Wedgwood Darwin. Ritratto di una vita, evoluzione di un’epoca”, Sironi editore, la prima biografia di Emma pubblicata in Italia.

Chiara Ceci, naturalista che si occupa di comunicazione della scienza e che ora lavora a Cambridge, alla Royal Society of Chemistry, ci racconta fin dall’infanzia la storia di Emma Wedgwood, compagna di vita del celebre naturalista che ha formulato la teoria dell’evoluzione.

E sembra effettivamente di trovarsi in uno dei romanzi di Jane Austen, tra visite ai parenti, passeggiate nella campagna inglese e servizi da tè. Ma i personaggi che popolano questa biografia sono in realtà profondamente diversi da quelli letterari: le donne della famiglia Wedgwood hanno studiato e viaggiato tanto quanto gli uomini, non sono spinte dalla famiglia al matrimonio né lo cercano fin da giovani. Si tratta di una famiglia fuori dall’ordinario che, nel corso del tempo, ha visto nascere imprenditori, filantropi, intellettuali, politici.

Il libro mostra come, con la sua cultura e intelligenza, Emma fu molto più che una spettatrice del lavoro del marito, e che ebbe un ruolo fondamentale nella pubblicazione di una delle opere scientifiche più importanti di tutti i tempi: “L’origine delle specie”.

Il libro racconta i cambiamenti di un periodo storico importante che va dalla fine delle guerre napoleoniche e attraversa l’epoca vittoriana, con le sue contraddizioni e le sue conquiste.  Il libro insomma parla di storia, di Emma, di Charles, ma parla soprattutto di scienza e di vita.

Crediti immagine: George Richmond, Wikimedia Commons

(Pubblicato da Livia Marin su Oggi Scienza La ricerca e i suoi protagonisti)

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Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 2.5 Italia.

copertinaSiamo a Baghdad, all’incirca nel 762 dC. Il neonato Islam sta pian piano espandendo la sua influenza nel mondo arabo, prima di allargarsi all’Europa e all’Africa del nord. Queste sono le coordinate della storia raccontata dal fisico inglese di origine irachena Jim Al-Khalili nel saggio La casa della saggezza – L’epoca d’oro della scienza araba edito da Bollati Boringhieri. In terra araba quello che temporalmente per noi è il Medioevo è un fiorire di mecenatismo e grandi pensatori, di nuove conoscenze e fibrillazione intellettuale.

Tre sono i fattori che secondo Al-Khalili spingono la scienza a imporsi nel mondo arabo a partire dalla seconda metà del secolo VIII. Innanzitutto, l’esigenza di tradurre in arabo i libri persiani e greci. Quindi l’imporsi di nuove tecnologie, come la carta, che favorirono la circolazione di testi e la proliferazione di traduzioni e nuove versioni di classici greci e persiani, sempre più corretti e precisi. Infine un ruolo non marginale fu l’interesse crescente per l’astrologia zoroastriana, che spinse i mecenati a finanziare progetti di astronomia. Nessun lapsus: fu proprio l’astrologia un grande motore di conoscenza astronomica. La commistione fra quello che oggi distingueremmo in scientifico e pseudoscientifico era in quel contesto storico perfettamente nella norma e per nulla limitante: lo dimostra anche la feconda unione fra alchimia (al-Kimiya) e chimica (Kimiya) nell’opera di Jâbir ibn Hayyân, noto in Occidente col nome Geber l’alchimista.

Dopo la fondazione avvenuta nel 762 Baghdad divenne così il centro del mondo scientifico. Il califfo abbaside al-Ma’mun fu un mecenate entusiasta e fondò il cuore pulsante di questo movimento culturale, la “Casa della Saggezza” (Bayt al-Hikma), che dà il titolo italiano al saggio. Il titolo originale inglese, invece, è Pathfinders (pionieri) e reca un tributo ai protagonisti che popolavano la Casa della Saggezza di Baghdad: dai tre fratelli Banū Mūsā, autori di opere ingegneristiche d’avanguardia al grande matematico al-Khwārizmī, padre dell’algebra, che importò nel mondo arabo i numeri indiani, da noi tutt’ora usati ed erroneamente chiamati numeri arabi. E come non citare il “biologo” Abu Uthman al-Jahith, autore di un pionieristico libro di classificazione degli animali?

Al-Khalili, docente di Fisica Teoria all’Università del Surrey e già autore de La fisica del diavolo, qui sveste i panni del fisico teorico per indossare quelli dello storico: La casa della saggezza è un libro vivace che, pagina dopo pagina, contribuisce a minare alle fondamenta una serie di luoghi comuni sulla scienza, sul suo rapporto col mondo arabo e con quello occidentale. Al-Khalili è un grande esperto di storia della scienza araba e ha curato, per la BBC, la serie di documentari Science and Islam.

La casa della saggezza contribuisce a ricordare la straordinaria dignità della scienza extraeuropea, troppo spesso offuscata dai grandi nomi della rivoluzione scientifica occidentale. Al-Khalili non nega l’importanza di quell’esperienza straordinaria che è l’epoca di Keplero, Galileo e Newton: tuttavia, la rivoluzione copernicana e il prosieguo della scienza in Europa hanno ben più di un debito nei confronti dei grandi uomini di cultura che per 700 anni hanno fatto del mondo arabo-islamico il punto di riferimento del mondo scientifico.

Pubblicato da Enrico Bergianti su Oggi Scienza La ricerca e i suoi protagonisti

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Elogio delle erbacce

Pubblicato: 14 giugno 2011 da Redazione pse in Letture, Miscellanea
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Elogio delle erbacce

ELOGIO DELLE ERBACCEFlagello biblico, responsabili di avvelenamenti di massa o simbolo di rinascita postbellica: fin dagli albori l’umanità  ha rinunciato a dare una definizione scientifica di “erbaccia”, cambiando etichetta a seconda delle mode e della cultura dell’epoca. Prendendo avvio proprio da questo dato di fatto, l’autorevole botanico inglese Richard Mabey scrive la prima storia culturale di queste creature che vivono ai margini della società  vegetale, così importanti per il sistema immunitario del pianeta, preziose per le loro proprietà curative, belle per le forme e i colori, eppure così strenuamente combattute dall’uomo che le ha sempre considerate pericolosi invasori dei suoi spazi…(continua)

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