Il meteo non è più quello di una volta

Pubblicato: 4 marzo 2011 da Redazione pse in ScientificaMente
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Il meteo non è più quello di una volta
di Daniela Cipolloni

Alluvione in Veneto

Alluvioni nelle Marche. Nubifragi al Sud. Bora a Trieste. Gelo e neve bassa quota. Da giorni il maltempo imperversa da un capo all’altro dell’Italia. “La situazione migliorerà nel week-end, ma alla fine della prossima settimana ci aspettiamo un’altra ondata di precipitazioni, anche se le temperature tenderanno a salire”, prevede Giampiero Maracchi, direttore dell’Istituto di biometeorologia del CNR. Che sta succedendo? È normale che piova così tanto o forse la natura si sta in qualche modo ribellando?

“Non ci sono più dubbi che il riscaldamento globale del pianeta sia il responsabile dell’aumento nella frequenza e nell’intensità delle piogge e in generale di tutti gli eventi estremi, quali eccezionali ondate di calore o di freddo, sia d’estate che d’inverno”, afferma Maracchi. Basta ripercorrere le cronache degli ultimi mesi per rendersi conto che c’è qualcosa di anomalo nel tempo che fa.

Prima Messina, poi il Veneto, quindi la Liguria e ora le Marche. Ovunque lo stesso scenario di acqua, fango e devastazione. Case allagate, auto travolte dai fiumi in piena, terreni agricoli devastati, industrie in ginocchio. Famiglie rovinate, vite spezzate. All’estero la situazione è stata anche più drammatica: a dicembre piogge torrenziali hanno messo in ginocchio l’Australia mentre quest’estate le alluvioni hanno sommerso un quinto del Pakistan e colpito oltre 20 milioni di persone. Da tempo si sospetta un collegamento tra simili fenomeni meteorologici e i cambiamenti climatici. Dalla settimana scorsa questo legame non è più un’ipotesi di qualche eco-catastrofista, ma un dato fatto. Uno studio, dall’esplicito titolo “Il contributo umano alle precipitazioni estreme più frequenti” pubblicato sulla rivista Nature ha certificato che il riscaldamento climatico è il responsabile dei grandi diluvi, aumentati di 3,5 volte dal 1990 a oggi.

“In Italia assistiamo a un aumento di fenomeni di crescente intensità dall’inizio degli anni Novanta”, conferma Maracchi, che è anche professore di meteorologia e climatologia all’Università di Firenze. “Prima di allora, consideravamo pesante una pioggia da 40-60 millimetri al giorno. Oggi arriviamo anche a 200-250, come è avvenuto in questi giorni in varie regioni d’Italia. È diventata la norma, succede tutti gli anni mentre prima capitava un’alluvione una volta ogni 10-15. Gli effetti meteorologici del cambiamento climatico costano al nostro paese 4 miliardi di euro di danni all’anno”.

“Il problema – prosegue l’esperto – è che l’emissione di gas a effetto serra ha modificato la circolazione atmosferica e innalzato la temperatura degli oceani. Riscaldamento globale significa una maggior quantità di energia nell’atmosfera, il che si traduce in scariche più forti”. Gli esperti lo dicono da tempo, anche se mai prima d’oggi erano usciti così allo scoperto. “È dalla prima conferenza internazionale organizzata dalla World Meteorological Organization a Ginevra nel 1980, che ripetiamo ‘Attenzione, se non si cambia andazzo, tra un po’ ne vedremo delle belle”.

La profezia s’è avverata. E tornare indietro ora è difficile. “I cambiamenti climatici in atto non sono reversibili, a meno di non cambiare complessivamente il sistema economico per riportare l’atmosfera nelle condizioni in cui era prima”, dice Maracchi. Se l’unica soluzione lungimirante sembra essere adottare misure concrete di mitigazione dei cambiamenti climatici, nell’immediato si potrebbero almeno mettere in atto misure di prevenzione per arginare i danni dalle alluvioni. Come ricorda il WWF, “le intense piogge di questi giorni non bastano a giustificare il continuo stato di calamità naturale in cui si trova il nostro territorio. La causa principale del diffuso dissesto idrogeologico è, infatti, la quotidiana malagestione dei fiumi e dei versanti”. Le piogge forse non le possiamo più fermare. Ma almeno potremmo evitare di vederci franare la terra (con le case, le strade e gli edifici pubblici) sotto i piedi.

(Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com)

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